Alghend

Alghend è il nome di questa terra lontana nel tempo e nello spazio. Si tratta di un mondo medievale al di fuori di una reale collocazione fisica e temporale, un mondo prettamente immaginario ma che è stato concepito su basi concrete, sul lascito del nostro passato.

E' un medioevo arcaico regolato dalla legge della spada, un mondo ancora selvaggio e incontaminato fatto di paesaggi infiniti, di sentimenti estremi e antitetici quali onore e viltà, lealtà e tradimento.

Non esiste un realismo storico nel senso del termine. Tutto ciò che ho cercato di fare è stato rendere questo fantasy meno improbabile nei suoi elementi costitutivi della maggior parte delle storie che ho letto. Mi attraeva l'idea di “veridicità” e “attendibilità” che spesso manca nei fantasy, là dove è possibile inserirla senza perdere ovviamente la connotazione fantastica. Per questo ho cercato di essere il più possibile realistica nella descrizione degli abbigliamenti di soldati e guerrieri (anche dell'unica donna soldato del romanzo), degli scontri, degli ambienti, dei combattimenti che in molti romanzi non sono supportati da praticità ed efficacia tecnica (mosse e colpi sono ispirati a veri duelli di società di scherma storica, non ai duelli dei film, spesso irrealizzabili sul piano tecnico). Ho utilizzato i trattati dello storico Ewart Oakeshott come guida per scegliere le armi da utilizzare che sono bilanciate, quanto più possibile vicine a spade, asce e lance usate nel medioevo (italiano o europeo), così come le armature; niente che un fabbro non potesse realizzare e uno schermitore utilizzare propriamente. Difficilmente troverete fra queste pagine gli spadoni a due mani, le famose ed epiche Claymore, bellissime ma praticamente impossibili da utilizzare nei duelli quotidiani e negli scontri ravvicinati (anche nel passato erano armi utilizzate nelle parate e durante le manifestazioni ufficiali). Dovrete accontentarvi dei pesanti falcioni (grazie Marco C. per avermeli fatti conoscere) o delle classiche spade a una mano, al massimo a una mano e mezza. Ho voluto rimarcare le difficoltà dei duelli ostacolati dal peso dell'acciaio, risalire alle proprietà curative delle erbe utilizzate nell'antichità. Essendo un'amante dei castelli e dei villaggi medievali ho riportato nel romanzo castelli e paesi da me visitati e toccati con mano, la loro struttura, le loro limitazioni, la loro funzione. Dietro a questo lavoro c'è il desiderio di una ricerca storica e documentale cui è stato aggiunto quell'elemento di magia che contraddistingue inevitabilmente il fantasy.


Alghend

Alghend is the name of this land far away in space and time. It is an unreal medieval world, an imaginary world created on concrete basis, on the legacy of our past.

It is an archaic medieval world ruled by the law of the sword, a still savage, unspoiled world made of endless landscapes, of extreme, antthitetical emotions like honor and cowardice, loyalty and beltrayal.

There is not historical realism in its true meaning . All that I tried to achieve is creating a fantasy novel with the least unreal building structure as possible than most of the novel I read. I was attracted to the idea of accuracy and credibility that often fantasy novels lack of, where it can be used without losing the fantastic feature. This is the reason why I struggled to be the most accurate as possible in describing soldiers' and warriors' clothing (as well as the clothing of the only warrior woman in the novel), battles, locations, fights that in several fantasy novels are not supported by any practical and technical efficacy. I relied on the works of the historian Ewart Oakeshott as a guideline to chose weapons, which are inspired to the European middle-age, and armors, nothing that a true blacksmith could not produce and a swordman use. You will rarely find any two-handed sword in my novels, the famous Claymore, stunning swords and nonetheless practically impossible to be used in the daily fights as in the close quarters (weapons used in the past times during parades and in formal occasions). You will have to be content with the heavy falchions (thank you, Marco C., to have me introduced to such a weapon) or with the common one-handed, at least one-and-a-half handed swords. I just wanted to highlight how difficult battles were for men wearing steel, heavy armors; I wanted to rediscover herbs healing properties as used in the past.  As a lover of castles and medieval villages, I carried into the novel castles and places I personally visited and touched, their structure, their limitations, their purpose.

I was moved by the desire of an historical, documental research, which I added to that magic touch that makes fantasy novel what they are.