Chi è Andòrax


Andòrax è il capo dell'ordine di stregoni che per secoli hanno abitato la fortezza dell'isola che da lui alla fine ha preso il nome. Per traslato, dopo la sua morte si è iniziato a usare questo nome per indicare il Signore della fortezza, quindi qualsiasi successivo capo degli stregoni, la fortezza e l'isola stesse.

 

Di Andòrax resta il fantasma dell'uomo che era stato. Diventa un alias, un'identità che come una maschera copre il volto di chi, a turno, si troverà ad occupare il ruolo di Signore della fortezza. Andòrax è l'uomo, ma è anche l'incarnazione stessa della magia, il suo significato più profondo.

 

Andòrax non è solo un romanzo sulla magia e sull'infinita lotta fra il bene e il male. E' un viaggio che la protagonista compie alla ricerca di un'identità smarrita, presa fra ciò che è stata e ciò che le viene chiesto di diventare, "né sohlohst né kalyani", come ammette lei stessa. Alla fine, Armin sarà la Signora di Andòrax, un ruolo, sì, che però ancora non la definisce. Come lei, nel romanzo la maggior parte dei personaggi lotta per trovare o ritrovare il proprio vero io, il proprio vero ideale, la loro vera natura, compiendo scelte che li porteranno a protendersi verso il passato più sicuro a discapito dell'incertezza che riserva il futuro. Scopriranno durante il viaggio che l'identità è qualcosa di non rigidamente definito. Come dice Varsha ad Armin, "non devi per forza essere l'una o l'altra cosa. Io credo che tu possa essere entrambe, che tu debba esserlo".

 

Siamo luce e ombra al tempo stesso e arriveremo a patti con noi stessi solo quando lo avremo compreso.

Andòrax inteso come il romanzo vuole essere questa ricerca della verità nascosta nel passato, unica in grado di rendere liberci nel nostro presente per poter guardare al futuro. Attorno a questo nome si svolge una lotta di ideali, di schieramenti che si fronteggiano per imporre ognuno la propria visione del mondo - un mondo medievale e materiale fondato sull'acciaio e sul potere che si oppone a un mondo basato sulle  leggi impalpabili della natura, sull'equilibrio che la magia dei quattro elementi ambisce a stabilire.

 

Il  disequilibrio genera il caos - esterno e interiore - ma è proprio dal caos che si genera una scintilla di vita grazie alla distruzione che fa tabula rasa e fa posto al nuovo. Come ciascuno dei quattro elementi, che sono insieme distruttori e creatori. Sarà proprio questo caos, l'imprevisto, la terza via che la mente fa fatica ad afferrare a rappresentare una soluzione - ma tutt'altro che definitiva. Perché l'io, come la storia, è in continuo divenire e mutamento: se non lo fosse, sarebbe morto.