I nahìma


"Esistono su Alghend
quattro creature che vengono chiamate nahìma, una parola elfica che significa “guardiano”. Sono
elfi che il potere degli elementi ha eletto a custodi degli elementi all'inizio dei tempi, quando il
mondo venne creato, rendendoli creature immortali e neutrali, e che si succedono durante lo
scorrere dei secoli." [...]

"La figura che gli stava di fronte era quella di un elfo alto, esile; i lineamenti spigolosi e freddi,
gli zigomi pronunciati, sembravano scolpiti nel marmo. L'espressione svuotata di qualsiasi umanità
era resa ancor più agghiacciante da quegli occhi neri come opali, lucidi ma impenetrabili. Come
ricordava lo stregone, il volto cadaverico era attraversato, come se fossero cicatrici ancora fresche,
da svolazzanti segni del colore della terra che conferivano a quella creatura i poteri di cui era
custode – nient'altro che rune magiche tatuate sulla sua pelle dal potere stesso dell'elemento,
suggello di appartenenza o di asservimento. Guardandole bene, invece che seguire una logica simile
alla scrittura e quindi svolgersi da sinistra a destra piuttosto che viceversa, oppure dall'alto verso il
basso, le rune si avvolgevano in cerchi e si allungavano in linee apparentemente confuse, casuali,
ma che formavano un disegno ben preciso che ricordava quello di un grande albero. Come aveva
raccontato il soldato al Falco Bendato, il Guardiano indossava abiti bianchi che avvolgevano
strettamente la sua figura longilinea ed eccessivamente magra; persino le mani erano fasciate fino ai
palmi e solo le dita sottili e scheletriche ne fuoriuscivano. I capelli erano lunghi e bianchi, come
quelli di un vecchio, anche se l'elfo era stato chiamato a quel compito eterno nel pieno della
giovinezza; la pelle liscia e glabra da ragazzo non mostrava segni di rughe o grinze. [...]

 

[...] Il volto del nahìma era scavato, smunto, in tutto simile all’elfo che era
stato un tempo e di cui ora erano rimaste solo le poche eppure intramontabili tracce dei suoi tratti
somatici. Sottili ghirigori di colore verde risaltavano spessi come cicatrici sulla fronte e sulle
guance, all’apparenza casuali ma che in realtà andavano a disegnare le forme selvagge e indomabili
di onde d’acqua e sancivano il suo legame con quello stesso elemento attraverso il linguaggio della
magia. Tutto nella sua figura era privo di colore: bianchi i capelli, tagliati corti con qualche ciuffo
lasciato volutamente più lungo sulla testa, bianchi i vestiti che avvolgevano le sue membra come un
sudario di morte. Era difficile dire se nella sua vita fosse stato maschio o femmina: terribilmente
androgino, sembrava mostrare caratteristiche di entrambi."

 

Taras - il nahìma dell'elemento acqua

Gahr - il nahìma dell'elemento fuoco

Weyan - il nahìma dell'elemento terra

Serdar - il nahìma dell'elemento aria