Il numero quattro


 

Acqua, terra, fuoco e aria rappresentano i quattro elementi magici che in questo mondo donano ad alcuni uomini (inteso il sesso maschile) – e per il momento solo a quelli (nel romanzo viene spiegato il perché) – poteri speciali, capacità uniche di dominare l'energia. Per prima cosa la magia è energia che scaturisce dalla natura e chi ne viene toccato la incarna. I custodi di questi elementi sono quattro elfi che la natura sceglie, trasforma e priva della loro connotazione di esseri umani, rendendoli freddi immortali. Gli unici elfi a possedere la magia sono questi immortali guardiani: al resto degli elfi la magia è negata (tranne qualche rarissimo caso).

 

Le persone toccate dal dono vengono chiamate dalla gente in maniera dispregiativa sàmina e marchiati a fuoco con una S (come in alcuni paesi si faceva con ladri e assassini). La loro naturale evoluzione dovrebbe portarle a diventare stregoni, ad abbracciare quella neutralità che è la regola su cui si fonda la natura, ma non sempre è così perché molti sàmina rifiutano questo destino. Come stregoni, le persone con il dono ottengono una vita innaturalmente lunga e in quanto custodi dei segreti della natura sono vincolati a non utilizzare il potere: se lo fanno rischiano di venirne divorati in una specie di auto distruzione che la natura mette in atto per tutelare l'equilibrio. La natura deve rimanere neutrale: i sàmina e gli stregoni che minano questa naturalità e cedono all'azione sono considerati una minaccia. Ma questa trama nello specifico la approfondisco nel seguito del mio romanzo, su cui sto lavorando.

 

Il romanzo ruota attorno al numero quattro, che si ripropone a vari livelli. Quattro sono gli elementi magici, quattro gli ordini di cavalieri, quattro i regni elfici collocati nei quattro punti cardinali. Quando il numero cinque si inserisce in questa quadrinomia perfetta è per portarvi scompiglio, distruzione e permettere così una rinascita, la possibilità di un nuovo equilibrio. Il nayhsmi è il quinto elemento supremo della natura che distrugge per ricreare; gli erdemiani sono il quinto ordine di cavalieri, disgregatori dell'ordine; l'elfo nero è l'elemento disgregatore dell'universo elfico. Quattro sono anche le fazioni che si scontrano nel romanzo: erdemiani, cavalieri regolari, elfi ed Élian (l'ultimo stregone che trova Armin). Ognuno desidera mettere le mani sul predestinato per un fine diverso, per garantirsi la vittoria, per vedere realizzato il proprio desiderio. Armin è il perno - quinto elemento fra questi quattro - attorno al quale ruotano queste forze, forze che tendono a imporle un'identità che a lei sta stretta; la sua, invece, è la lotta di chi cerca la propria identità, la propria collocazione nel mondo. Mi sono resa conto che si tratta di un romanzo che scava per portare a galla il compromesso che salva ogni cosa; non banalmente bene e male contrapposti, perché essi in fondo dipendono dai punti di vista, bensì identità, modi di pensare, ideali. In molti personaggi si assiste a questa crisi interiore, che li vede schiacciati e dibattuti fra due realtà tra le quali devono scegliere; i personaggi limpidi, apparentemente senza drammi interiori, sono quelli che vengono eliminati quasi a insinuare che senza lotta, senza inquietudine, la vita non vale la pena di esistere.

 

La neutralità della natura si pone come alternativa interessante, ma impraticabile: la sua energia è neutra, non è bene e non è male, ma per gli esseri viventi una vera neutralità, l'inazione, non è realizzabile e lo stesso Élian, ultimo custode della magia a percorrere il mondo di Alghend, lo dimostra. Il romanzo suggerisce che esiste sempre una via alternativa come soluzione a qualcosa ritenuto persino impossibile e che tutto dipende solo da una scelta, spesso compiuta indipendentemente dalle conseguenze che porterà.

 

Come recita la Profezia, “scegliere è la nostra speranza”:

 

La magia si nasconde sotto polvere e immobilità,
la sua casa è silenziosa e vuota.
Il battito di una sola ala vi porta colui che,
nato dalla magia,
marchiato dal fuoco e rigenerato dall’acqua,
partorito dalla terra e purificato dall’aria,
è predestinato a poterci salvare dalla sua stessa condanna
prima che sulle nostre anime cali l'ala dell'oblio
alla luce di una luna di sangue.
Moriremo se egli vive.
Moriremo se egli muore.
Scegliere è la nostra speranza.