Libro 3. Il marchio dell'albero

...rifiuto e accettazione


ATTUALMENTE IN LAVORAZIONE

Book 3. The mark of the tree

...rejection and acceptance


IN PROGRESS


Prologo

Prologue


Conoscenza senza utilizzo, sapere senza decisione.

 

La Regola esisteva prima dell'Ordine, prima ancora che le parole che vincolavano l'energia degli elementi al volere umano, e quindi alla scelta, assumessero forma e da lì sostanza.

 

La Regola rappresentava il verbo indiscusso per uno stregone: era il vincolo che lo imbrigliava e assieme la libertà che lo allettava, era la prigione in cui veniva rinchiuso e che fungeva da scudo al desiderio.

 

La Regola era giustificazione e pretesto, ma costituiva anche il peso dell'immobilità: quell'immobilità a cui la magia forzatamente costringeva la natura umana consegnando il potere degli elementi e la sua conoscenza nelle mani di pochi eletti.

 

La Regola imponeva la contemplazione del potere mentre contemporaneamente l'istinto lottava per esercitarlo, per agire e così, inevitabilmente, per interferire, facendo pendere l'ago della bilancia verso una pericolosa catastrofe. Perché la Natura non interferiva mai: seguiva il suo corso lasciandosi trasportare con consapevole rassegnazione dall'innato fluire delle cose, abbandonandovisi con una sorta di sollievo, quel sollievo che derivava dal non dover prendere decisioni e che la natura umana pertanto non conosceva, costantemente combattuta tra la mente e l'impulso. La Natura insegnava ed esigeva dai suoi custodi il distacco, il superamento del giudizio di ciò che era bene e di ciò che era male.

 

La padronanza del verbo era ciò che distingueva gli stregoni dai sàmina, in cui invece il dono agiva assecondando niente più che il pensiero e l'istinto. Proprio nelle parole della magia si concretizzavano le catene della Regola, che avevano le loro radici simboliche in quelle più che concrete dell'albero cesellato sul dorso delle mani dello stregone. Condannato suo malgrado a una vita di conoscenza, di osservazione, di superiore distacco, se lo stregone avesse ceduto all'utilizzo ad ogni parola pronunciata quelle radici ne avrebbero pian piano penetrato l'anima, l'avrebbero cercata senza tregua, imbrigliandola per poi trascinarla a fondo... per trascinarla sotto quel suolo da cui la magia stessa ricavava nutrimento e al quale si legava tramite la consacrazione... per trascinarla dentro una terra fredda e nera – quella terra che era al tempo stesso ventre e tomba degli uomini – e rivelare così come ultima cosa il volto oscuro della Natura, il volto della punizione... fino all'annientamento.

 

L'equilibrio andava mantenuto a scapito di sacrificare chi non si dimostrava abbastanza forte per sostenerne il peso; le radici che davano nutrimento erano sempre pronte a trasformarsi nelle funi di un patibolo.

 

Era la doppia natura dell'albero, linfa e parassita del dono, procreatore di vita e allo stesso tempo indifferente carnefice.