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É la tipica giornata scozzese quella che scelgo per visitare questo castello, piovosa con sporadici sprazzi di sole che irrompono attraverso le nuvole grigie. Pur essendo l'ultimo castello che visito quest'anno non è di secondaria importanza, tutt'altro. L'ho tenuto per ultimo per una strana affezione, per un profondo, personale sentimento – esiste un intimo legame tra di noi, tanto inspiegabile quanto vero, e lo capisco quando ne attraverso la soglia di pietra.

 

Il castello di Hermitage si erge come un soldato lungo i Borders scozzesi sorvegliando ciò che lo circonda – orgoglioso, serio, immobile e silenzioso, padrone degli uomini e della natura.

 

Massimo ed io abbiamo parcheggato il camper lungo la sua staccionata di legno lo scorso anno in una sera buia e piovosa, la prima che trascorrevamo in Scozia. Il mattino dopo sono rimasta a guardare il castello con un senso di timore e sono solo riuscita a pensare "Wow!", la stessa cosa a cui riesco a pensare adesso. Ora che mi ci avvicino sotto una pioggerella leggera ma fastidiosa, passo dopo passo, è come se io fossi già stata qui non solo nella mia immaginazione ma nei miei ricordi, come se già conoscessi il muschio verde che tratteggia ognuna delle sue pareti. Entrare nel castello di Hermitage è come camminare dentro il mio romanzo. Questo è il castello a cui quella mattina dello scorso anno mi sono ispirata per l'ambientazione di Kampen Kleve nonostante non ci sarei entrata fino ad oggi. Per quelli che hanno letto il secondo libro, "Andòrax – la congiura dei sàmina" (purtroppo non l'ho ancora tradotto in inglese), Kampen Kleve è la fortezza dove è nato e cresciuto Gawell, dove la sua famiglia vive ancora e a cui gli eventi lo riportano dopo anni di lontananza. L'interno è un po' diverso da come l'ho descritto io, ma il prodotto della mia fantasia è indubbiamente reale.

 

Massiccio, enorme, schivo, tetro: il castello di Hermitage mi accoglie con un ogoglio senza tempo. É chiaro da subito chi comanda qui; la mia anima accetta questa constatazione mentre il mio cuore sobbalza in risposta a un'impossibile riconoscimento. Hermitage è il signore dei Borders scozzesi, della loro campagna infinita sfiorata dalla bruma e dal sole, colorata dall'erba vellutata e da morbide greggi di pecore. Dopotutto, Hermitage è esattamente come mi ero immaginata che Kampen Kleve dovesse essere.

 

Visito queste tristi rovine per circa un'ora, poi cerco di andarmene; esco, ma torno indietro. Accade tre volte. Semplicemente, non riesco ad andarmene; c'è un'irresistibile attrazione che mi trascina verso l'ombra delle stanze crollate e dei camini freddi ascoltando l'eco delle vite che un tempo riempirono questo castello. Le finestre sono vuote, il tetto è andato, i vetri distrutti da secoli. Quelle vite sono diventate polvere, le loro voci silenzio; le pietre sono le uniche testimoni sopravvissute della loro storia. Mentre la pioggia continua a cadere, si ferma, poi riprende di nuovo, solo il vento soffia sibilando attraverso le pareti aperte e scivola fino a dove un tempo si ergeva la torre, un suono sinistro eppure confortante.

 

Benvenuti dentro la vera storia. Benvenuti al mio Kampen Kleve.

 It is the typical Scottish day, rainy with occasional sparkling rays of sunlight breaking through the grey clouds, the one I choose to visit this castle. It is the last one I visit this year, but not that unimportant. I keep it as last for an uncommon affection, for a deep personal fondness – there is an inimate bond between us, inexplicabile as well as true and I understand it the moment I walk through its stony treshold.

 

Hermitage Castle stands like a soldier along the Scottish Borders watching the surroundings – proud, serious, still and silent, master of men and nature.

 

Massimo and I parked our campervan by chance along the castle wooden fence in a pitch black, stormy night last year, the first night we spent in Scotland; I watched the castle the morning after with a sense of awe, at the same time charmed and scared by its sight. I could only think "Wow!" as I think it now. Now that I approach it under a light, quite annoying drizzle, step by step, it is as if I have been here before, not only in my imagination but in my memories, as if I already knew the green moss shaping each of its walls.

 

Entering Hermitage Castle is like walking inside my novel because this is the castle that I was inspired by for the setting of Kampen Kleve although I hadn't been inside it yet at that time. For those who have read the second book, "Andòrax – the conspiration of the sàmina" (unfortunately, I haven't yet translated it into English), Kampen Kleve is the fortress where Gawell was born and raised in, where his family still lives in, the place where events take this character back to eight years after his leaving. The inside differs a bit from how I have described it, but this product of my imagination is unmistakably real around me.

 

Massive, huge, unfriendly, gloomy: Hermitage Castle welcomes me with a sense of timeless pride. It immediately makes clear who commands here; my soul accepts this fact while my heart bumps in response to an impossible recognition. Hermitage is the lord of the Scottish Borders, of this endless countryside touched by mist and sun, coloured by velvet grass and soft flocks of sheep. After all, Hermitage is exactly like I imagined Kampen Kleve should be.

 

I visit this sad ruins for almost an hour, then I try to take my leave; I exit but I step back again. It happens three times. I simply cannot go away; there is an irresistible attraction that draws me towards the shadow of fallen rooms and cold hearths listening to the echoes of the lives that once filled this castle. The windows are empty, the roof is gone, the glass broken since centuries. Those lives have turned into dust, their voices into silence; stones are the only surviving witnesses of their history. While the rain keeps falling, pauses, then starts again, the wind alone blows whistling through the open walls and creeps up where once stood the tower, a creepy but rather comforting sound.

 

Welcome into the real story. Welcome to my Kampen Kleve.