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L'idea di questo romanzo nasce nel 2005. Ha subito fasi alterne e momenti più o meno lunghi di pausa, non per il classico "blocco dello scrittore" ma a causa di una particolare fase della mia vita, fino al momento in cui un paio d'anni fa mio marito mi ha spinta a completare questo progetto lasciato in sospeso e mi ha supportato in tutte le scelte lavorative che ho preso di conseguenza per dedicarvi il tempo necessario. Quando ho ripreso in mano i primi capitoli ho scoperto con mia sorpresa che c'era ancora una storia da raccontare, che tutto quel lavoro non era sprecato e che i personaggi mi facevano ancora sentire la loro voce. Sono quelle voci che ho seguito e trascritto, nulla più... voci che mi sussurrano le loro paure, le loro speranze.

 

In realtà, il progetto si è ampliato più del previsto e quelle voci mi hanno fornito il materiale per diversi volumi.

 

Ho voluto questi romanzi prima di tutto per me – chiedendomi mentre scrivevo come avrebbe dovuto essere il romanzo fantasy che avrei voluto leggere. Intimista, sanguinario, turbato. Medievale e violento. La psicologia dei personaggi profonda, le descrizioni il più possibile dettagliate. Volevo essere lì, camminare dentro quel mondo, vedere fin nel più piccolo dettaglio le persone che lo abitavano. Volevo soprattutto un realismo a dispetto di elementi fantastici spesso abusati e “impossibili”. Non ho inserito draghi, fate o folletti nella narrazione, limitandomi ad abbracciare un medioevo barbaro e ottuso basato sulla forza fisica e sui combattimenti di cavalieri e mercenari, con la sua religione oppressiva (al momento solo accennata) che si oppone con fermezza cieca all'elemento magico senza capire che non è altro che parte integrante della natura e della vita. E' un mondo di antitesi e di fusioni, fondato sulle scelte.

 

Mi sono spesso chiesta perché scrivere un fantasy, genere ormai considerato sfruttato al massimo, e la risposta è stata che la scelta non è stata mia. La storia era già lì, nella mia testa, senza nemmeno compiere lo sforzo di inventarla. La vedo come se la stessi osservando dall'esterno, come una proiezione fisica di un'idea. E' essa stessa a scriversi e a viversi.

 

Spero che questa storia vi coinvolga...